La storia della bachata,
sessant’anni in un articolo.
Prima era una festa: che cosa significa «bachata»
La parola «bachata» non nasce come nome di una musica: in Repubblica Dominicana indicava la festa, l’occasione, la serata condivisa. La musica ha finito per prendere il nome della serata — prima il ritrovo, poi il ballo, poi il genere. È un dettaglio che dice tutto di questa musica: nata per stare in mezzo alle persone, non su un palco.
Nasce negli anni Sessanta tra chi era arrivato in città dalla campagna portandosi dietro la propria musica. Non la suonavano le orchestre dei saloni: la facevano una chitarra, un bongó e una güira — tre voci che si dividono il ritmo e che ritrovi, letteralmente, in ognuna delle dieci canzoni del film qui sopra. Le voci parlano d’amore, di nostalgia, di quotidianità; il resto lo fa il ballo.
Per anni la chiamarono «musica de amargue»: musica dell’amarezza. Le radio della capitale quasi non la trasmettevano, e chi la suonava restava ai margini. Il primo disco lo incide nel 1962 José Manuel Calderón: «Borracho de amor» è la prima bachata mai registrata, e il passo base che si balla oggi — quattro tempi, tre appoggi e il quarto che sale — c’è già tutto, dentro quei tre minuti.
È importante ricordarlo mentre la si balla: la bachata non nasce per stare dentro una definizione rigida. Nasce come pratica viva, trasmessa tra persone e capace di cambiare senza perdere il proprio legame con il Paese che l’ha fatta nascere. È la ragione per cui sessant’anni dopo la riconosci, in qualunque lingua la si stia cantando.
Le grandi voci: quando la bachata trova i suoi cantanti
Per trent’anni le radio l’avevano tenuta fuori. A tirarla dentro, nel 1990, è Juan Luis Guerra: riscrive la bachata con arrangiamenti raffinati e un’orchestra alle spalle, «Bachata Rosa» vince un Grammy e la porta in tutta l’America Latina. È il momento in cui la bachata smette di scusarsi — diventa una musica che si può ballare in pubblico, senza abbassare la voce.
La chitarra elettrica, intanto, era già entrata nel genere per mano di Luis Vargas, il «Rey Supremo de la Bachata», nato al confine con Haiti e rivale mitico di Anthony Santos. È la generazione che definisce il suono: Anthony Santos esordisce nel 1991 con «Voy pa’ allá» e quella chitarra trova la voce che poi tutti proveranno a rifare; Raulín Rodríguez, «El Ciego de la Bachata», è la voce dell’amargue anni Novanta — «Medicina de amor», «Nereyda» — e quasi tutti i suoi brani li scrive e li arrangia da solo.
Poi Joe Veras, la bachata romantica dominicana i cui classici sono ancora standard da pista; Frank Reyes, «El Príncipe de la Bachata», che nel 1991 si fa conoscere con «Tu Serás Mi Reina» e nel 2002 porta «Nada de nada» fino in America Latina e in Europa; Héctor Acosta «El Torito», la voce da sonero arrivata dal merengue dei Los Toros Band, che da solista se la porta nella bachata.
E il primo grande duo vocale maschile/femminile: Monchy y Alexandra, che con «Hoja en Blanco» — fine anni Novanta — si fanno conoscere a livello nazionale e internazionale. Nel 2019 si ritrovano in «Años Luz», dentro l’album «Utopía» con cui Romeo Santos chiama in stanza le voci storiche del genere: il passato richiamato dal presente, per intero.
Il salto mondiale: dal Bronx alle classifiche italiane
Il 2002 è l’anno che molti italiani ricordano senza sapere che fosse bachata: «Obsesión» degli Aventura. Quattro ragazzi dominicani cresciuti a New York mescolano bachata, R&B e hip hop, e la canzone scala le classifiche europee — Italia compresa. Per moltissimi qui è la prima bachata della vita: il ricordo di questa musica, per chi non è mai entrato in una scuola, comincia quasi sempre da lì.
Dagli Aventura esce Toby Love, che con «Tengo Un Amor» porta la formula R&B + bachata nella generazione urban: il ponte tra «Obsesión» e la bachata che suona oggi. Nel 2010 è Prince Royce, ventenne del Bronx, a riconquistare l’America: la sua «Stand by Me» bilingue scala le classifiche Billboard e l’esordio omonimo diventa triplo platino. Nel 2013 Romeo Santos innesta il tango sulla bachata con «Propuesta Indecente»: fisarmonica, sospensioni, un ritornello costruito per fermare la stanza — la colonna sonora di un’era del ballo.
Sessant’anni dopo Calderón il cerchio si chiude e si riapre insieme: nel 2022 Romeo Santos incide «El Pañuelo» con ROSALÍA, una cantante spagnola accanto all’artista che la bachata l’ha portata nel mondo. La musica che le radio non volevano è diventata una lingua che si parla ovunque.
La bachata di oggi: il mainstream e l’Italia che la produce
La storia non è finita, e non è più solo una storia di altri paesi. Nel 2022 «La Bachata» di Manuel Turizo viene certificata doppio platino in Italia: una bachata tra i singoli più ascoltati del Paese, la porta da cui chi non balla l’ha riascoltata per la prima volta — in macchina, alla radio. Nel novembre 2025 Romeo Santos e Prince Royce pubblicano insieme «Better Late Than Never»: i due re della bachata per la prima volta nella stessa stanza, in cima alle classifiche tropicali americane. E il 13 agosto 2026 Luis Fonsi sceglie la bachata per «Me Despido», scrivendola con Andrés Torres e Mauricio Rengifo, il team di «Despacito»: l’uomo del brano più ascoltato di un’epoca punta su questo genere per il suo prossimo disco.
L’Italia, intanto, non ascolta soltanto: la produce. «Come un tuono» di Rose Villain feat. Guè — triplo platino — viene chiamata «bachata rap» dalla stampa di settore: una bachata urban nata italiana, non importata. La scena l’ha presa subito, con versioni bachata, coreografie social e un mashup virale con «Obsesión» in cui il 2002 incontra il 2024.
Le hit di Sanremo, poi, diventano bachata nel giro di una settimana. «Balorda Nostalgia» di Olly arriva dal palco dell’Ariston e nel maggio 2026 esce il suo remix bachata ufficiale, firmato DJ Ricky R con la coppia italiana Riccardo y Silvia: una collaborazione tutta italiana. «Voilà» di Elettra Lamborghini, una settimana dopo Sanremo 2026, viene già coreografata in bachata da Juanny’ e Ca’ Di Iura. Non è una moda importata: è un Paese che ha imparato a parerla e ora la scrive con le proprie canzoni.
La rete che la tiene in piedi è vasta. L’Europe Bachata Festival di Milano — dodicesima edizione, più di 12.500 partecipanti nelle undici precedenti, organizzato da Be Fusion, l’accademia di José Ferrante ed Elena Avella — è il festival di bachata più grande d’Italia. Il Bachata Day, che si presenta come il primo congresso di bachata italiano della storia, ha già annunciato la sua dodicesima edizione. Milano Sensual Congress, l’Apulia Bachata Congress con la direzione artistica di José Ferrante, decine di appuntamenti ogni stagione: la bachata, qui, la si balla tutte le settimane.
Se questa storia ti ha preso, la prossima canzone che ti verrà addosso in pista probabilmente non è ancora uscita. Noi intanto ti aspettiamo in sala: la prima lezione è la tua prima tappa
«Balorda Nostalgia», in bachataLa hit di Sanremo 2025 remixata in bachata da DJ Ricky R con Riccardo y Silvia: una collaborazione tutta italiana.Guarda il video →
«Voilà», in bachataUna settimana dopo Sanremo 2026, la scena italiana coreografa in bachata la hit di Elettra Lamborghini.Guarda la coreografia →Fonti di questo articolo, verificati tra agosto e settembre 2026: la decisione UNESCO 2019 sulla musica e danza della bachata dominicana; le certificazioni FIMI (via Wikipedia); Wikipedia ES e AllMusic per le biografie delle voci storiche; salsa.it per «Come un tuono»; Los 40 per «Me Despido»; Billboard per «Better Late Than Never»; i canali YouTube ufficiali per i video; europebachatafestival.com per i numeri del festival.
